Le fraglie a Vicenza
La fraglia dei muratori, fornaciai e lapicidi opera a Vicenza dal XIII al XVIII secolo.
Le corporazioni, nei documenti antichi vicentini, derivando dal latino fratalia o fratalea, sono chiamate di volta in volta frala, fragia, fraglia.
Le prime notizie sulle fraglie si possono ricavare dallo Statuto Comunale compilato nell'anno 1264, in coincidenza con l'istituzione del Comune, come del resto avviene in molte altre città d'Italia.
Infatti i Vicentini, appena dopo la morte di Ezzelino, nel 1259, dominatore della città dal 1237 si disposero a restaurare e riordinare le antiche leggi calpestate. Ecco allora formarsi la prima raccolta di ordinamenti comunali, appunto nello statuto del 1264, nel quale si trovano vari accenni alle fraglie.
Si coglie che le associazioni erano piuttosto limitate a poche professioni, ma non e che fossero le uniche esistenti e operanti in città. In altra rubrica dello statuto del 1311 si trova che le fraglie erano aumentate da otto a dodici, e più precisamente: "unus de collegio iudicum, unus de collegio notariorum, unus de fratalia mercatorum, unus de fratalia cerdonum, unus de fratalia pellipariorum, unus de fratalia mercariorum, unus de fatalia bechariorum, unus de fratalia tabernariorum, unus de fratalia sartorum, unus de fratalia marangonum et mastellariorum, unus de fratalia fabrorum".
Nel 1339 si aggiunge la fraglia dei orefici, ma successivamente se ne aggiungeranno altre, visto che il Consiglio dei Cinquecento nel 1389 deliberava all'unanimità di celebrare la festa del Corpus Domini con l'intervento alla processione di tutte le ventinove fraglie della città.
Dal cospicuo numero delle fraglie si evince una varietà di mestieri e professioni già alla fine del Trecento, ciò nell'epoca in cui Vicenza passava dal dominio degli Scaligeri a quello dei Visconti. Dal 1404 la storia di Vicenza, datasi a Venezia, si confonde con la Serenissima.
Statuti di varie epoche rimasti dalle vicende storiche sono conservati nella Biblioteca Bertoliana. Ciò consente di costruire le strutture, le norme, le funzioni delle fraglie, quindi dei mestieri attivi a Vicenza attraverso i secoli. Con la Repubblica Veneta le corporazioni ebbero vita assai più lunga che in altre parti d'Italia, fino a tutto il Settecento, fino allo spegnersi nel naturale esaurirsi delle funzioni originarie.Contributo della fraglia dei muratori e lapicidi allo svolgimento dell'architettura e scultura a Vicenza
I tagliapietra erano raccolti nella fraglia dei costruttori, assieme a muratori e fornaciai. Di tale fraglia conosciamo lo statuto, uno dei più antichi rimastici; porta la data del 1407. Sicuramente la sua costruzione è antecedente, visto che nel citato elenco delle fraglie del Consiglio dei Cinquecento del 1389 è posta al venticinquesimo posto nell'ordine di sfilata alle processioni.
Ma già nel 1373 abbiamo notizia di una corporazione di muratori, a nome della quale il gastaldo Marco di Giacomo chiedeva ai deputati della città di essere esentato dalle fazioni imposte alle contrade di Vicenza essendo la fraglia occupata in altri lavori di pubblica utilità. Questo ed altri documenti provano che la fraglia funzionò continuamente anche prima del 1407, anno in cui fu appunto compilato lo statuto, nel quale si distinguevano i capi, i revisori dei conti, l'esattore, i maestri d'arte, i discepoli. Era inoltre stabilito che chiunque lavorasse in pietra o in muro dovesse entrare nella fraglia facendo iscrivere il suo nome nella matricola della stessa. Riguardo ai garzoni, vigevano anche a Vicenza le consuetudini di altri paesi, per le quali:Il progresso civile, le migliori condizioni economiche, alcune delibere sul "decoro edilizio" si manifestano in progressive sostituzioni delle abitazioni in legno con altre in murature, spesso abbellite dall'opera dei "taiaprie", scalpellini e scultori.
- quando il discepolo non sapeva nulla il padre pagava il maestro il quale manteneva il ragazzo di vitto e vestito;
- quando il discepolo sapeva qualcosa, il maestro lo manteneva di vitto e vestito senza ricevere alcun corrispettivo dal padre e senza corrispondere a sua volta alcunchè;
- quando il discepolo aveva una certa abilità, il maestro non solo lo manteneva di vitto e vestito ma anche lo pagava, più o meno lautamente, a seconda dell'abilità.
Tenendo presente il grosso sviluppo edilizio della città nel XV secolo si intuisce il grande numero di addetti alle costruzioni, compresi i fabbricanti di mattoni.
Risultano importanti, ai nostri fini, le matricole della fraglia, le quali ci danno i nomi di molti artisti che lavorarono a Vicenza o vi furono di passaggio. Così nel 1435 vi troviamo iscritto Antonio da Venezia, nello stesso anno Nicolò da Cornedo, nel 1464 Angelo da Verona, nel 1480 Tommaso Formenton, nel 1479 Lorenzo da Bologna, nel 1495 Rocco da Vicenza, nel 1524 Andrea Palladio, per citarne alcuni.
Appare particolarmente efficace l'evocazione fatta da Neri Pozza nella sua "Guida per Vicenza". "Nella seconda metà del Cinquecento il senso delle forme e dello spazio architettonico erano talmente incarnati nella fantasia dei proti e dei capimastri vicentini, che potevano nascere opere di grande bellezza formale senza che l'autore ne vantasse la paternità con lapidi o scrivesse trattati di architettura... Allora le idee maestre correvano; a Vicenza si era creata una scuola senza promozioni ufficiali; e da quel gran vivaio che dovette essere il cantiere della Basilica, uscivano - coi proti - gli scultori e i scalpellini che tagliavano i blocchi delle trabeazioni e dei fregi, tornivano le colonne e chiudevano gli archi con le chiavi dei mascheroni, commettendo i pezzi con una meticolosità fiscale, triglifi e bucrani, capitelli e patere si alternavano ai lastroni e ai pilastri battuti con la bocciarda, ai davanzali e alle balaustre. A isolare oggi, una per una queste parti finite e poste in opera, si pensa subito al maestro che le aveva disegnate "al vero" e vigilate nell'esecuzione per trent'anni, con la perizia esigente dello scultore".