DEGRADO DERIVATO DALLA MESSA IN OPERA
In questo paragrafo prenderemo in considerazione le conseguenze deleterie della messa in
opera considerando compresi tra questi anche gli effetti negativi che la pietra manifesta
per avere subito una lavorazione.
Non considerando le tensioni provocate dal distacco in
cava di blocchi più o meno grandi, bisogna ricordarsi che, nella lavorazione della pietra, l'utilizzo di utensili che concentrino sforzi su aree limitate della roccia, quali
scalpelli, martelli, ecc, provano tutta una rete di microfratture che si irradiano dal
punto colpito e penetrano all'interno della roccia. Per tali caratteristiche tali zone
diventano vie preferenziali per l'azione degli agenti del degrado, che trovano in queste
fratture la possibilità di agire in profondità nella roccia. Per quanto riguarda invece la messa in opera vera e propria, molti sono i fattori da tenere in considerazione e che
se non studiati possono provocare una scarsa durata nel tempo del nostro manufatto.
Dapprima debbono essere considerate le caratteristiche tecniche della roccia in relazione
anche al tipo di utilizzo; ad esempio bisogna tener conto del piano di stratificazione
della pietra e quindi applicare eventuali sforzi perpendicolarmente a tale piano. Possono
sorgere problemi vari inoltre quando si accostano in un manufatto pietre diverse oppure
si utilizzino dei materiali che presentino una certa reattività chimica con l'ambiente
esterno. Nel primo caso si può avere l'accostamento di un calcare tenero e di una pietra
colorata che alterandosi nel tempo si decolora e attraverso un passaggio per effetto
capillare "macchia" il vicino calcare. Più frequente è il secondo caso, ossia l'utilizzo, sia durante la posa in opera che in fase di restauro, di materiali ferrosi, di rame o di bronzo, usati per perni, zanche, reti, ecc.
Molto spesso in questi casi tali materiali si
ossidano o comunque si alterano dando luogo a colature e macchie sulla pietra che poi, a
seconda della penetrazione, sono difficilmente asportabili.
Tali fenomeni si possono riscontrare talvolta anche nel caso di edifici in cui sia presente una copertura del tetto con lastre di rame o di piombo, le quali alterandosi producono abbondanti colature con formazione di estese macchie sulle pietre sottostanti.
Un altro problema, legato soprattutto al restauro di pietre calcaree tenere già in opera,
è l'utilizzo di materiali per stuccature non idonei, quali il cemento o il gesso. In
entrambi i casi si introducono delle sostanze saline dannose per la pietra per i
meccanismi spiegati nei paragrafi precedenti, e nel caso del cemento si ha spesso il
cosiddetto "strappo" della stuccatura, ossia durante la presa per un eccessivo ritiro
della malta si ha la creazione di tensioni sulla pietra, che offrendo una minore
resistenza dell'impasto cementizio, ad un certo punto cede e si frattura.
In questi casi si ha l'effetto contrario allo scopo di partenza cioe si provoca un
ulteriore degrado.
Attenzione bisogna porre, sempre per i motivi appena citati, anche nell'utilizzo di
cemento nell'applicazione di lastre per rivestimenti, avendo cura di mantenere tra lastra
e lastra uno spazio adeguato, o giunto di espansione, atto a consentire la dilatazione
termica della pietra. Nel caso non si provveda a mantenere questi spazi o che tali spazi
siano riempiti con leganti cementizi si puo arrivare, per una eccessiva deformazione della
lastra, a fratturazioni anche importanti.